Di cosa parliamo quando parliamo di libri?

Una parte di editoria dal punto di vista dei giornalisti

I libri sono roba per tutti e di tutti e su questo non ci piove. Idea inconfutabile quando si tratta di leggerli, donarli, averli. Ma scriverli? E’ davvero possibile per chiunque scrivere un libro? E’ giusto che le case editrici diano spazio a chi, con un nome noto a tutti, permette di fare un bel po’ di soldini senza realizzare un vero prodotto culturale?

Sono queste le domande da cui è partita l’iniziativa di Libri che ti passa, un bookblog che ha pensato di sviscerare un argomento, sicuramente complesso e ampio, sotto diversi punti di vista. L’obiettivo è quello di fare rete parlando di cultura e Il Circolo della Stampa non poteva che accettare la sfida. Il punto di vista che oggi appare su questo blog è quello della stampa, dei giornalisti che hanno dovuto leggere anche i libri degli influencer, che ogni giorno devono scriverne o che, semplicemente, sono lettori appassionati.

Per scrivere l’articolo che mi è stato assegnato ho pensato che la soluzione migliore fosse guardarmi attorno: leggere quello che su questi libri è stato scritto sulle varie testate e, cosa più importante, chiedere direttamente ai colleghi cosa ne pensassero. Quel che è venuto fuori e che qui si riporta è un mix di opinioni e conclusioni che spero mettano a fuoco problema e riflessioni necessarie.

Come prima cosa ho spulciato sulle varie testate: sulle riviste culturali di questi libri, chiaramente, non c’è traccia. Se ne parla sulle testate online, di articoli ce ne sono tanti. Prendiamo ad esempio il libro di cui anche “Libri che ti passa” parla nel suo articolo, quello di questa nota influencer che ha dichiarato di “non aver mai letto un libro”. Qualcuno ha scritto al suo posto un testo su una sua storia sentimentale. Il libro è in vetta a tutte le classifiche. Sono questi gli elementi che fanno notizia e che, a ragion veduta, hanno tirato giù fiumi di polemiche.

Critica e giornalisti hanno parlato e straparlato di lei, di come sia assurdo che la cultura di oggi venga contaminata da gente che non sa neanche cosa sia un libro. La maggior parte delle testate hanno analizzato la figura dell’influencer in questione, come sicuramente avranno fatto in passato con il calciatore o la velina di turno. Perchè, diciamocelo, non è certo la prima volta che qualche personaggio scala le classifiche con prodotti discutibili. I termini “personaggio” e “prodotto” non sono utilizzati a caso in quest’ultima frase e servono per arrivare al punto. Quello stesso punto che, ad un’analisi approfondita, forse sta sfuggendo a molte testate e a molti giornalisti: questi sono prodotti e personaggi, non libri e autori!

Ha davvero senso analizzare la figura dell’influencer e non porre l’attenzione sul perchè si stia puntando su di lei? Ha senso gridare allo scandalo se orde di ragazzine corrono a comprare questi prodotti e non pensare a chi, dall’altro lato, non insegna loro la bellezza di un libro vero? Perchè non porre l’attenzione sul perchè case editrici e personaggi stessi stiano puntando su un libro per innalzare il fatturato?

L’operazione è di puro e semplice marketing e forse in pochi, per primi quelli che gridano allo scandalo per la levatura culturale del personaggio, ci stanno riflettendo su. “In fondo, il volume è solo una Stories un po’ più lunga e coinvolgente delle tante che ogni ora del giorno l’influencer posta su Instagram.” – scrive Il Fatto Quotidiano in un articolo che, intelligentemente, analizza il libro di cui sopra. Per chi vive di followers e seguito, quindi, il libro è solo una delle tappe per raggiungere più gente, la cosa in più da fare per diventare “notizia” ed “evento”. Dispiace che le case editrici accettino di esserne parte integrante, ma forse bisognerebbe pensare anche al taglio delle case editrici in questione. Sono anche loro nel loop del marketing ed è forse quello che vogliono.

Un’analisi che mi trova fortemente d’accordo, a margine di queste considerazioni, è quella apparsa su Fanpage.it. A termine di un articolo dedicato sempre allo stesso libro della stessa influencer, Federica d’Alfonzo scrive: “Stupore, indignazione, “disgusto” come qualcuno l’ha definito, potrebbero essere quindi solo la conseguenza di un errore di valutazione che sta alla base di tutta questa storia: fino a quando il mondo editoriale non chiamerà questi prodotti col loro unico nome, ovvero “consumistici”, e fino a quando si continueranno a considerare simili operazioni commerciali come “prodotti culturali”, si continuerà sempre ad avvertire quella sgradevole sensazione di nausea alla bocca dello stomaco che ci fa chiedere, atterriti, dove siamo finiti.”

Ed è proprio a questa analisi e partendo da questa che si giunge alla conclusione che solo parte del mondo giornalistico sta sposando, riuscendo a fare una disamina giusta e lucida del tutto. Io ci sono giunta dopo essermi confrontata con qualche collega e aver trovato solo nei due articoli citati il miglior punto di vista. Quella fatta da questa influencer, come da calciatori, veline e personaggi vari, non è cultura e, di conseguenza, non la influenza affatto. Chi vuole leggere e divulgare buoni libri continua a farlo e avrà il suo seguito, che nulla a che vedere con quello di chi legge il prodotto Mondadori di turno. Quei “lettori”, probabilmente, non avrebbero comprato Camilleri o Roth se il libro del calciatore non fosse mai uscito.

E’ indubbio che il mondo sarebbe un posto migliore se davvero tutte le case editrici si sentissero parte attiva della diffusione culturale, ma è chiaro che su alcune di loro non possiamo contare. Allora forse la soluzione migliore è girare i riflettori e illuminare chi la cultura la fa davvero, senza smettere mai. I bookblogger devono continuare a divulgare libri belli, i giornalisti a parlare di cultura, i lettori a cercare ciò che li rende vivi. Magari i nostri figli, o i nostri allievi, rideranno del prodotto dell’influencer con un libro vero in mano.

Ci tengo a ringraziare Libri che ti passa (che vi invito a seguire!) per aver ideato questa bella iniziativa e avermi coinvolto attivamente. Ogni argomento sviscerato così permette di capirlo davvero.

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